lunedì 1 settembre 2008




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Anonymous Aaronn

Un commento su " ALITAGLIA di O.Bartoli. " da: Letter from Washington DC.-

Carissimo O.Bartoli.
Nel leggere il suo articolo "Aritaglia" non riesco a sottacere al suo sindacalismo di prodiana memoria. Se , prima pensavo ad una sua legittima e democratica esternazione,d'ulivo-ideal,adesso nel leggere i suoi articoli, in essi, percepisco un vero accanimento avverso l'attuale politica che gli italiani si sono voluti dare in un legale consesso popolare.
E, come si soleva dire un tempo a scuola che,ad ogni azione corrisponde una forza uguale e contraria, io le dico, con mero rispetto,che Ella è l'incarnazione specifica dell'antico e concreto detto। Nello specifico dell'articolo in questione,mi permetto, non con mie considerazioni ,ma riportare un articolo, oggi letto sul quotidiano "Corriere della sera" di Dario Di Vico, attraverso il quale informa in maniera dettagliata della vicenda "Alitalia,"che gliene consiglio la lettura. Cordiali saluti

Salvatore Casales

http:/haronn.blogspot.com
http:/Aaronn.ilCannocciale.it


Corriere della Sera > Economia > «La nuova Alitalia? Né a destra né a sinistra»


«Da sempre ci muoviamo così senza badare al colore della coalizione che governa il Paese — dice l'amministratore delegato di Banca Intesa Sanpaolo —. Chi sia il presidente del Consiglio e quale la maggioranza che lo sostiene, al fine delle nostre decisioni è irrilevante. Anche al governo Prodi abbiamo offerto la nostra collaborazione sul dossier Alitalia, ma non si sono create le condizioni».

MILANO - «E' un piano serio, è un piano che può permettere ad Alitalia di tornare a competere e crescere sul mercato. E' un piano difficile, perché difficilissima è la situazione in cui si trova Alitalia. Non è paragonabile al piano di Air France, perché quest'ultimo faceva scomparire Alitalia come azienda autonoma e comunque era prima della crisi del petrolio che ha fatto fallire decine di linee aeree e che la Iata definisce paragonabile a quella post 11 settembre. Anche il presidente di Air France, Spinetta, mi ha confermato che la loro proposta sarebbe stata del tutto inadeguata a risanare Alitalia alla luce degli eventi successivi. In ogni caso se ci saranno offerte migliori il commissario le valuterà sicuramente».
Ma cosa qualifica il piano rispetto alle precedenti ipotesi?
«Il raggiungimento, grazie ad AirOne, di una dimensione sufficiente per il rilancio del vettore sul mercato non solo domestico, ma anche internazionale. La produttività e un servizio che saranno in linea con i migliori concorrenti. Il completo rinnovo della flotta unito al ridisegno del network per soddisfare le esigenze del mercato italiano. E poi una grande alleanza internazionale».
Eppure la critica che vi viene rivolta è di far arretrare la cultura di mercato.
«Al contrario, è un piano di mercato ed è finalmente una privatizzazione di Alitalia da tanti anni tentata e mai riuscita. Credo nel libero mercato e credo di aver contribuito allo sviluppo della concorrenza sia ai tempi della telefonia mobile, che alle poste, che in banca. Se oggi l'Italia ha due banche tra le prime del mondo è grazie alla formidabile iniezione di concorrenza che si è saputo introdurre nel settore. Privatizzazioni e liberalizzazioni che hanno portato al consolidamento, alla crescita e a uno standard di innovazione mai viste precedentemente».
Ammetterà che il rilancio dell'Alitalia avviene però sotto il segno della cultura dei campioni nazionali e della deroga alle norme antitrust.
«Ogni settore ha le sue regole del gioco e non esistono schemi di privatizzazione validi per tutti. Ogni grande compagnia europea è prima di tutto campione nazionale a casa propria, con posizioni dominanti che arrivano in qualche caso al 90%, come in Francia. La nuova Alitalia arriverà a meno del 60% ed in ogni caso l'Antitrust vigilerà. Se poi lei si riferisce alla tratta Roma-Milano il vero concorrente è il treno che in un paio di anni potrà raggiungere anche il 50% del mercato».
Il rischio però è che si tratti di una privatizzazione pagata dai consumatori.
«Non sarà così. Il nostro piano è nell'interesse sia dei consumatori sia dei cittadini. E' nell'interesse dei consumatori perché migliora il servizio e aumenta l'efficienza. Tiene conto anche degli interessi della comunità nazionale. Salvaguardare l'italianità della compagnia di bandiera serve a rafforzare le chance dell'Italia in campo turistico e renderla più aperta agli scambi e all'internazionalizzazione. Sono valori economici anche questi».
Italianità? Ma Air France o Lufthansa o British Airways potrebbero fare un calcolo di questo tipo: mettiamo un piede dentro pagando solo il 10% e poi domani facciamo il colpo dando un po' di soldi agli imprenditori e ci prendiamo tutto. Nel frattempo il "lavoro sporco" lo avranno fatto gli italiani. Qualcuno è arrivato a evocare il paragone con l'ingresso di Telefonica in Telco.
«A parte che l'operazione Telefonica- Telco aveva ed ha una sua logica di cui non ha senso parlare in questa sede, il paragone è comunque sbagliato. La stragrande maggioranza del capitale di Alitalia resterà in mani italiane e tutti gli azionisti hanno accettato di vincolarsi per cinque anni. Noi abbiamo creato le condizioni perché nel 2013 arrivi una compagnia tricolore viva, più efficiente, più competitiva. A seconda di come sarà l'industria del volo allora sarà possibile tracciare il miglior futuro per questa compagnia».
Si dice che gli imprenditori che sono entrati in Alitalia hanno realizzato una sorta di scambio con la politica. Eugenio Scalfari lo chiama "imbroglio". Puntano una fiche sugli aerei ma intanto ricavano migliori condizioni nelle concessioni autostradali, fanno il pieno dei lavori dell'Expo e godono di tanta tanta benevolenza governativa.
«E' una insinuazione sbagliata, pregiudiziale e non vera. Tutti gli azionisti hanno esaminato con grande attenzione il piano ed hanno deciso di investire perché lo apprezzavano come imprenditori e per i risultati economici che si propone di raggiungere. Certamente tutti hanno dato importanza anche al fatto di poter contribuire ad un progetto utile per il nostro Paese, ma la valutazione fondamentale è stata per tutti di tipo imprenditoriale. Guardando la lista di investitori, la maggioranza non ha neanche rapporti con il mondo pubblico».
Ma la figura di Roberto Colaninno primus inter pares non rischia di compromettere l'equilibrio della compagine azionaria?
«Tutti si sono riconosciuti nella scelta di nominare Colaninno presidente e Sabelli amministratore delegato. Sabelli ha condiviso fin dall'inizio le scelte del piano e ha contribuito alla sua messa a punto. Quando anche Colaninno si è aggiunto alla squadra si è potuto riformare un tandem che ha già conseguito grandi risultati in altre operazioni. Contiamo poi sul contributo di tutti gli azionisti e, in particolare, saranno importanti la competenza e le professionalità apportate da Carlo Toto. Senza AirOne l'operazione non sarebbe stata possibile e non avremmo le dimensioni necessarie, gli aerei, la quota di mercato per riuscire».
Quale sarà il ruolo di Intesa?
«Nelle ultime settimane abbiamo svolto un ruolo strategico di pianificazione e coordinamento del progetto. A questa prima conclusione positiva si è arrivati innanzitutto grazie all'impegno di Gaetano Micciché e del suo gruppo di lavoro e poi di tutti gli imprenditori che hanno creduto in questo progetto. Ora come Intesa Sanpaolo assumiamo il ruolo di azionisti insieme agli altri».
E il dibattito interno al gruppo Intesa Sanpaolo come prosegue? La stampa ha parlato di visioni diverse tra il Consiglio di Sorveglianza e quello di Gestione con il timore da parte del primo di favorire eccessivamente il governo Berlusconi.
«La dialettica è sempre utile per arrivare a decisioni giuste e condivise. Sia il Consiglio di Gestione che quello di Sorveglianza hanno interpretato al meglio il proprio ruolo e fornito il loro contributo. Tutte le scelte su quest'operazione sono state fatte all'unanimità sia nei due consigli sia nei comitati strategici della banca. Non è mai sorto il problema del cui prodest, ma si è discusso sempre e solo della validità del progetto, così come nei molti altri casi in cui la banca ha impegnato del capitale per rendere possibili grandi progetti di ristrutturazione e rilancio di aziende italiane».
Un indirizzo che avete seguito e seguirete con tutti i governi?
«Da sempre ci muoviamo così senza badare al colore della coalizione che governa il Paese. Chi sia il presidente del Consiglio e quale la maggioranza che lo sostiene, ai fini delle nostre decisioni è irrilevante. Anche al governo Prodi abbiamo offerto la nostra collaborazione sul dossier Alitalia, ma non si sono create le condizioni ».
A suo tempo la banca sostenne la proposta d'acquisto da parte di AirOne.
«Seguiamo la vicenda da due anni. In una prima fase abbiamo sostenuto l'offerta AirOne ma non si è creduto nella bontà del nostro piano e non siamo stati ammessi neanche alla due diligence. Nella fase successiva in cui la crisi di Alitalia si è aggravata e siamo entrati in una fase diversa e più critica. La somma Toto più Alitalia non era più sufficiente per affrontare l'emergenza Alitalia e i nuovi prezzi del carburante; servivano altre energie imprenditoriali e le abbiamo trovate. L'Alitalia, per poter attirare capitali, aveva bisogno di un risanamento e riorganizzazione ancor più profonda».
Lei la chiama riorganizzazione profonda ma i suoi critici dicono che si tratta di un revival della vecchia e perniciosa attitudine italiana a privatizzare i benefici e a socializzare i costi. Addossando allo Stato esuberi di personale, indennizzi ai piccoli risparmiatori e quant'altro.
«Penso solo una cosa: il fallimento dell' Alitalia scaricherebbe sulle spalle dello Stato oneri di tutti i tipi. Qualcuno fa finta di dimenticarselo e dimentica anche che la compagnia è stata ridotta in fin di vita da anni e anni di cattiva gestione e di responsabilità diffuse».
Si parla molto in questi giorni di una collaborazione tra il governo di centro- destra e le più importanti realtà imprenditoriali e bancarie del Paese. C'è chi è arrivato a paragonare il piano di risanamento Alitalia alla commissione Attali varata in Francia dal governo Sarkozy. E del resto anche lei in più occasioni e in tempi non sospetti ha sostenuto che una esperienza à la Attali avrebbe fatto bene all'Italia.
«Accetto il paragone almeno in parte. La commissione Attali è stato sinonimo di un impegno no partisan, di interventi economici e infrastrutturali coordinati in vari settori, di progetti di lungo termine che mobilitano risorse pubbliche e private. Anche in questo caso la ristrutturazione di Alitalia non potrà, ad esempio, prescindere da una riorganizzazione del sistema aeroportuale. L'Alitalia non è né di destra né di sinistra. Questo è il nostro modo di lavorare».
Ma la logica Attali può estendersi dall' Alitalia anche ad altri progetti. Senza essere particolarmente originale penso alle infrastrutture…
«Ci sono progetti Paese che vanno sicuramente al di là dei tempi della politica. Ci sono opere nel campo della scuola, della giustizia, dei trasporti che ogni governo dovrebbe portare avanti facendo il suo pezzo di strada. Credo sinceramente che questo sia l'auspicio di moltissimi italiani, che magari non hanno mai sentito parlare di Attali, ma che vogliono vedere i problemi risolti e non ricominciare da capo in una direzione diversa ad ogni cambio di governo».
Non tutti ricordano che in definitiva è stato il sindacato a bocciare il vecchio piano Spinetta e ad affossare l'ipotesi Air France, non teme che possa accadere lo stesso anche questa volta con il piano Intesa?
«Tutti i progetti di risanamento e rilancio che ho vissuto, li ho condivisi con il sindacato. La mia esperienza dimostra che anche in caso di ristrutturazioni aziendali difficili, di fronte a piani credibili, onesti e di sviluppo il sindacato non si è mai tirato indietro. Confido che anche questa volta vada così e che si abbia il coraggio di fare in Alitalia ciò di cui l'azienda ha bisogno e che non ha fatto negli ultimi anni».


Dario Di Vico
01 settembre 2008

September 1, 2008 6:34 AM

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mercoledì 23 luglio 2008


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Di Pietro: «Comportamenti da nuova P2» .Mentre il suo comportamento é fomentare la folla ed incitarla al disordine.-
Piazza gremita-

Di Pietro scalda i girotondi -

Di Pietro: «È tornata la P2»-

E Grillo attacca Napolitano-
Loro si sarebbero vergognati.
Aizzare le masse contro il capo del Governo ?Contro il Capo dello Stato,Contro il Santo Padre ,non mi sembra un atto legale,ne etico-morale,ma un'azione tendente a creare disordini e conflitto fra i cittadini.Non credo che ogni comune cittadino ,si possa permettere di fare ciò.Tanto ,costituisce atto contro lo Stato.Ciò premesso,i signori della coalizione del P.D.,sapevano ,ben conoscevano che il Presidente del Consiglio aveva degli atti procedurali sospesi,come mai non li hanno sbandierati in campagna elettorale?
Avrebbero esercitato un atto di normale strategia elettorale,non lo hanno fatto.Oggi Il capo dell'I.D.V., si legge dai quotidiani, scarica Veltroni. Cio' era nelle previsioni e il Diplomato Veltroni,accogliendo,compassionevolmente ,una pecorella smarrita,ha commesso un grave deficienza politica.
Adesso; Come zittire un cane sciolto ? Oppure l'indegno Grillo , conduttore ostico e annoso parolaio d'un soffocato comunismo mai identificato alla sua cultura d'estremismo di sinistra?
Nell'attualità, questa gente,sta trasmettendo il costume della intolleranza ,nei suoi vari aspetti.
Nel Governo attuale,ci sono molte sapienze ed allora ?Illustri lettori d'ogni censo e casta , queste ultime ,devono apprestarsi, a usare i loro cervelli, per far cessare questo malcontento che,gli Italiani tutti, non gradiscono più.-
Aaronn é
.Sal.Casales

sabato 28 giugno 2008


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Nel Colleggio dei Conti Testasecca
in Caltanissetta


Ci passu sempre vicino addu culleggiu anticu,
Ca mi vitti silenziusu carusiddu
assimi a tanti suli orfanelli,
picchì lu patri e la matri ci mancava
e li parinti luntani, purtati l’avivanu ni lu cunventu.

Ci pinsu sempre a ddi monachi di niguru vistuti,
quannu m’arriciviru ni li vrazza,
comu fossi statu un figliuzzu diddi ritruvatu,
tantu mi sbattivanu a dritta e a manca,
tantu mi dittiru ,d’amuri, ddi sorelli mai scurdati.

Timpi fuiuti, ca tignu ancora ni la menti,
vissuti d’un nuccenti senza matri,
ca m’avissi datu tutta la so vita,
cu un sulu patri ca tantu mi pinsava e sustiniva,
anchi si navota a simana mi viniva a truvari .

Ci pinsu ancora a ddu colleggiu Testasicca,
accussi superbu , cu li curritura lunghi ,
cu li me cumpagni ca suffrivanu di stenti,
ca dda ci stavanu picchì nun’avivanu nenti,
mentri iu c’aviva u patri sulu , m’aviva adattari a ddi turmenti.

Quannu arrivava la bedda primavera ,
ni la campagna vicina ni purtavanu li sorelli
a passari na iurnata, pi svariari o pi iucari,
mentr’ iu,vivinnu ddu timpu, cuntentu, affunnava li me manu,
fra papaveri russi e campanelli.

Quannu po, lu suli ni dda campagna tracuddava,
stanchi, riturnavamu ni lu colleggiu,
ed iu, felici e suddisfattu,
all’istanti m’addurmisciva ,
sunnannumi ddi sciuri profumati

e dda iurnata bedda ;
Lu sabatu ca stava p’arrivari,
e li festi di natali luntani ancora,
eranu un signali ca me patri
a casa,ni li vacanzi, m’aviva a purtari.

Mi sunnava la bedda festa, di natali
e chiddu ca c’era ni dda *strata a foglia* ,
li nuveni adorni di murtidda,
di frutta frisca, ca pariva di marturana,
e li zampugnara,ariusi, ca sunavanu cu stentu,

pi lu vinu ca tinivanu ni la menti,
mentri iu cuntentu ,vistitu a novu
e la manu affirrata a ddu me patruzzu,
pinsava, ni lu sonnu, a l’orfanelli du culleggiu,
senza nuddu, ni ddi festi ,putivanu dari la manu sulu a li sorelli .-

Aaronn



22/06/08 14.59.52

venerdì 6 giugno 2008



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Ho sempre amato la vita.
Chi ama la vita non riesce mai
ad adeguarsi, subire,
farsi comandare.
Chi ama la vita é sempre
con il fucile alla finestra
per difendere la vita...
Un essere umano
che si adegua, che subisce,
che si fa comandare, non é
un essere umano.
Oriana Fallaci 1979

martedì 3 giugno 2008

"Caro benzina ? - Prodi nella storia?

Gent. Dott. Oscar Bartoli

Prima mi accingo a rispondere al suo articolo sul : "caro benzina e vendite auto in USA"; Succesivamente sul: " Prodi secondo Amato :
Sul primo articolo Ella traccia il problema caro benzine come un accadimento negativo che, molte famiglie americane stanno subendo , é anche un pseudo-adeguarsi all'evento che, a rigor di memoria, non ne ricordo dei simili. Ma siamo sempre in America ,dott. Bartoli ,dove il reddito medio dei suoi abitanti mi sembra il più alto nel mondo ,nonostante l'economia stia subendo il passo.
In Italia la vicenda ,invece, sta per assumere aspetti devastanti per il ceto medio che, non solo ha già iniziato a limitare l'uso del proprio veicolo,ma il caro petrolio,avendo fatto lievitare, assieme all'avvento dell'Euro,i prezzi dei beni di prima necessità e non,da tempo ha messo ko molte famiglie,in relazione di monoreddito, a non potere vivere con dignità,con salari e pensioni che non consentono di finire il mese .
Vede gentile dott. Oscar? Il suo bell'articolo coinvolge stati diversi,con l'identico dramma che,ne dovrà convenire, i cui effetti saranno deleteri,per gli Italiani, e in dismisura ,se non si provvederà adeguatamente.
A motivo di quanto sopra,mi sembra lineare riallacciarmi al suo secondo post;
*Prodi secondo Amato* : Certamente l'accenno, posto in essere a due signori della politica internazionale, dal mio punto di vista,nutre delle riserve e non si dichiara per nulla concorde nel leggere una sua considerazione che,vorrebbe il dott.Prodi nei libri,mi creda ,in Italia ,costui non gode della uguale stima ,da lei ravvistata.
Sicuramente delle conquiste ve ne sono state ,ma il traguardo, quello indirizzato avverso la classe meno abbiente é stato eluso e lo sa perché? Per aver avuto il dott. Prodi la bramosia d’essere il Magister del "Buon Governo" e d'aver fatto coschetta con quelli che Ella chiama riformisti. Anche loro avevano ragione : desideravano un lavoratore con più dignità,meno esposto ai pericoli , che padroni non sanno bene tutelate ; Desideravano una politica per i più poveri affinché divenissero meno poveri.
Invece i ricchi,oggi ,sono più ricchi di prima,la classe media,soprattutto, con uno stipendio e dei figli a carico sta subendo il caro petrolio e l'euro,non perché di matrice di prodiana memoria,ma perché ,i soliti ricchi Lo hanno utilizzato e speculato, perché nessun freno é stato premeditato e posto in essere, per divenire atto e mezzo di liberalizzazione monetaria equa alla lira italiana .

La saluto cordialmente

Aaronn

La radio on line

lunedì 2 giugno 2008

Il valore dei fiori


"http://Aaronn.ilcannocchiale.it">

Il valore dei fiori

Siamo dei semplici fiori di campo,
ci hanno piantati per rendere vive le aiuole,
probabilmente, abbiamo poco valore e poca incidenza nei nostri amatori che,
hanno avuto lo scopo primo di farci vivere
e, con i nostri colori, portare ,
luce e tanta felicità a chi ci versa gratuiti sguardi.

Allora ,gentile e occasionale viandante,
non ci estirpare per portarci in altro lontano luogo;
Noi ne patiremmo tanto,
fino a lasciare per sempre il contatto con te medesimo
e allora ,in tanti, verrebbero privati dei nostri colori,
dei nostri profumi,della nostra bellezza,
ma viepiù,della serenità che,il più delle volte,
riusciamo a infondere.


Aaronn