domenica 11 settembre 2011

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"La città Demos-Cratòs devastata dal fiume " Politikós "durante una piena.

Di Salvatore Casales



Progettammo una vacanza io e mia moglie Annetta. Insieme avevamo condiviso di andare in Italia, era da qualche tempo che non ci prendevano spazi di vita diversi, da quella rutine quotidiana che ,di tanto in tanto, abbisogna d’essere interrotta.

Abitavamo in un paese straniero, un piccolo paese dell’alta Svizzera di circa 6.000 abitanti. Paese vivace ma tranquillo, tipico dell’entroterra dei cantoni svizzeri, con i propri ritmi e le proprie abitudini, senza traffico e inquinamento ma con molte peculiarità che, a misura d’uomo, portavano ad una vita sana, piena di odori, tradizioni e mestieri antichi.

La gente era semplice e dedita ai campi, alla pastorizia e ai mestieri artigianali specifici dei luoghi. Stavamo bene in quel posto magico che ogni giorno ci offriva scenari d’ incantevole bellezza. Eravamo rimasti soli, io e lei.

Si gestiva un piccolo negozio di articoli sportivi e, gran parte dell’anno, si era un po’ sottomessi agli orari in uso in quei luoghi.

I nostri figli , finiti gli studi e ormai adulti erano partiti per l’Europa a cercare il futuro,entrambi avevano trovato un bel lavoro ed era festa quel giorno in casa quando di loro ricevevamo notizie.

Le giornate, avvolte, di là dagli impegni della nostra attività quotidiana, trascorrevano velocemente nel commentare io e la mia consorte i loro traguardi,le loro aspirazioni, la loro vita che, veloce correva come a levrieri sciolti dalla briglia, che trovano sfogo nel focoso galoppo che probabilmente li condurrà a nuovi approcci per nuovi amori.

Ormai la primavera era arrivata e, come a dei giovinetti di primo pelo, anche i nostri cuori sembravano essersi spogliati dagli indumenti del freddo e riempiti di una nuova carica armonica che ci prendeva interiormente.

Eravamo desiosi di vedere, di visitare la città Demos – Cratòs situata nell’ Italia centrale che, pare sia stata fondata intorno al 1946 d.c. da alcuni politologhi dai quali, in seguito, il fiume che l’attraversava in tutta la sua estensione, aveva preso il nome di “politikos”.

Ansiosi vivemmo i giorni dell'attesa,facendo preparativi ,acquisti nei negozietti dai paesi limitrofi e non, nella valigia avevamo messo di tutto,dagli abiti di primo acquisto alle scarpe delle più comode.

Quando, un giorno, tornato dal lavoro meridiano, in casa avevo trovato degli amici; era una coppia di coniugi, che abitava nel paesino limitrofo al nostro, gente benestante, meravigliosa, venuta a farci visita e, inevitabilmente, nonostante non ne avrei voluto discutere, i loro discorsi caddero su quel progetto “ gita,“ che ormai manteneva impegnata la nostra mente e i nostri occhi brillanti di felicità.

Dunque i miei amici avevano saputo della vacanza.

“ In Italia andrete a visitar la città di Demos-Cratòs?” Ci dissero.

Si, risposi io, sorpreso per quella domanda che sapeva d’incerto stupore; perché questa domanda chiesi fra me e me? I miei amici avevano compreso la nostra disinformazione.

“Ma Demos - Cratòs, città d'Italia non esiste più,” risposero loro, increduli alla visione di mostrarci a loro perplessi.

“ Forse non siete a conoscenza che, nel mese di dicembre dell’anno 2000 d.c., il fiume “Politikos” durante una perturbazione delle condizioni meteo , a seguito del permanere della pioggia d’alcuni giorni e alcune notti di continuo, si ingrossò talmente che, durante il suo passaggio in piena, nella città di Demos, rabbioso, tutto travolse con tutto ciò che incontrò nel suo percorso disastroso; case, giardini, scuole, uomini, cose, ricordi.“

Solo il Tribunale della città * Demos-Cratòs * rimase integro, non se ne capì il motivo; intatto, eccentrico, superbo, vuoto, rimase nella sua stabilità a dimostrare che la sua costruzione, benché d’antica fattura, fosse stata costruita con materiali d’ottima qualità e da braccia destre, a cominciare dalle fondamenta per finire ai tetti la cui geometria costruttiva, ancora oggi ,mostra le evidenze dell’alta ingegneria.

Quel fiume in piena, con i suoi detritri, epperò, ne aveva impedito l’accesso a qualsiasi genere umano ,tranne le tortorelle, che ne avevano fatto il loro sicuro asilo collocando in ogni dove nidi per la loro proliferazione.

Solo a guardarlo, quel palazzo della Giustizia faceva paura vuoto nel suo insieme e destava tedio il perdurare della sua solidità a seguito di quel disastroso alluvione che aveva ingenerato tale catastrofe.

“Dunque, oggi non c'è più traccia, amici miei, della città di Demos- Cratòs ”, ci informarono i nostri amici; cosa andrete a visitare? In tanti si sono prodigati per ricostruirla.”

“Dai siculi ai calabresi, dai romani ai piemontesi e poi ancora fino ai liguri, alcun cittadino di quei territori è , riuscito a creare le condizioni d’accordo su chi avrebbe dovuto appaltare i lavori e iniziare a mettere la prima pietra per ricostruire quella città i cui danni erano stati definiti ingenti. Ciascuno chiedeva benefici, ciascuno voleva la sua parte ancor prima d'iniziare i lavori di restauro. ”

“E’ rimasto solo il fiume Politikos che, in quella valle, a tutt’oggi continua il suo corso, e nelle sue piene, per non tradire la sua connaturazione, distrugge tutto al suo passare furibondo ed egoista; non ha neppure il suo naturale colore e le sue acque puzzano di tristezza, quasi a predire la fine del suo corso stesso, dove tutto si amalgama, dove la speranza non esiste più, dove tutto resta solo un ricordo.”

Stupefatti a tal sentire, ci guardammo presi di meraviglia, io e lei e tenendoci per mano rimanemmo consapevoli che la notizia dell'evento c’imponeva di rinunciare con convinzione a quella gita che ormai ci aveva intristito.

I nostri amici si sentirono in imbarazzo, salutandoci andarono via, probabilmente increduli, in cuor l'oro, della nostra ingenua disconoscenza, di quella notizia che certamente avremmo desiderato non averla mai dovuta ricevere.

Rimanemmo in casa nei giorni a venire, in quella nostra casetta, lontano molte miglia dai fiumi in piena, immersa nel verde prato, a godere dei fiori e dei profumi della primavera che, erano rimasti i soli a colorire i nostri cuori, il nostro quotidiano vivere.

La malinconia, epperò, l’avevamo serbata dentro, per non avere potuto più visitare quella città stupenda ,tanto discussa ed apprezzata per i suoi superbi palazzi, le opere d’arte e quel tanto,ma tanto verde che aveva fatto da cornice a quella città-tipo.

Città che storici, filosofi e gente comune ne avevano fatta traccia come esempio di civiltà, di qualità della vita che essa aveva offerto ai suoi abitanti, in cui la dignità dell’uomo era stata rappresentata dal lavoro di ogni singola persona e sul rispetto reciproco che gli uni avevano degli altri .

Dunque, di quella città di Demos- Cratòs era rimasto solo il ricordo di un luogo ridente in quella penisola bella ch’era l’Italia che casualmente le era stato assegnato il nome da quei Politologhi di passo che, nel lontano 1946 l'avevano fondata speranzosi che i loro successori l’avrebbero tenuta e resa accogliente nel rispettoso riguardo dei reciproci diritti e doveri che ogni cittadino deve avere, per il suo bene e quello dell'umanità .

Oggi questa città non esiste più, un giorno, forse non molto lontano, probabilmente, sarà lo straniero a ricostruirla, forse più disposto a sbracciare le proprie maniche con rigore e senso del dovere e, senza compromessi, mettersi al lavoro.

Mentre loro, i detrattori di falsi consensi dell’opportunismo più abbietto, rimasti a osservare, si leccheranno le ferite e il (Palazzo,ancora indenne) del Tribunale della città sepolta dal fiume Politikós, potrà finalmente essere liberato da quei pennuti e dagli escrementi e, - dopo il restauro - ritornare agli onori di un tempo e così ospitare la sua ritrovata Giustizia, quella che a tutt'oggi, soggiace, assieme alla città di Demos - Cratòs fra i detriti, nel letto per adesso dormiente del fiume – Politikós -.

Aaronn